Concorso in magistratura prove svolte, sentenze e dottrina

18mar/120

giurisdizione in materia di di diritto sportivo. avv. Domenico Giannelli

giurisdizione  in ambito sportivo

LA GIURISDIZIONE IN MATERIA DI DIRITTO SPORTIVO

AVV. DOMENICO  GIANNELLI

L’ordinamento  sportivo inteso  quale insieme  organico di regole , tecniche, disciplinari, applicabili alle federazioni sportive, integra uno degli ordinamenti giuridici autonomi operanti  all’ interno del nostro ordinamento;vede la vertice il CONI Cui fanno capo le varie federazioni sportive.

La sua autonomia è stata  consacrata dall’ art 1 del dl 230/2003 convertito nella legge280/2003 a norma del quale” La Repubblica  riconosce e favorisce l’ordinamento  sportivo nazionale, quale articolazione dell’ ordinamento  sportivo internazionale  facente capo al Comitato Olimpionico  Internazionale”.

Lo stesso articolo soggiunge  al comma2 che “ i rapporti  tra l’ordinamento  sportivo e l’ordinamento della Repubblica   sono regolati in  base la principio dell’ autonomia  salvo i casi di rilevanza  per l’ordinamento giuridico  della Repubblica  di situazioni giuridiche soggettive  connesse con l’ordinamento sportivo”.

L’ordinamento sportivo, pertanto, si caratterizza per  aver istituito  un proprio sistema di giustizia  con organi muniti di competenze specifiche  nel dirimere le controversie  fra federazioni sportive  e atleti entro tempi  ragionevoli  cioè tali da garantire  al sistema quella continuita’ ’ d’azione  ritenuta compromessa  dalla giustizia  ordinaria   alquanto lenta  e a volte sommaria.

Prima  del varo della legge 280/2003  che ha innovato il sistema di giustizia  sportiva, assumeva rilievo il cosiddetto vincolo di giustizia , consistente nell’ inserimento  all’ interno degli statuti e dei regolamenti delle federazioni sportive, di clausole  compromissorie che imponevano alle societa’  e ai singoli associati, di adire  gli organi della giustizia  sportiva  per controversie attinenti all’ attivita’ sportiva.

Tale sistema, disciplinato, tra l’altro dall’art ventisette dello Statuto della Federazione italiana giuoco calcio, implicava l’accettazione di decisioni assunte dagli organi federali privando i soggetti  coinvolti in un’ eventuale controversia   della facoltà di rivolgersi alle autorità  giurisdizionali ordinarie  per la composizione della medesima

I regolamenti delle varie federazioni, tuttavia,  limitavano l’ambito della  giustizia sportiva alle controversie disciplinari tecniche economiche ed amministrative , tali da incidere  sull’ ordinamento sportivo.

Il vincolo di giustizia  era  destinato a  venir meno in presenza  di decisioni  che implicavano la risoluzione  di  controversie  la lesione di  posizioni giuridiche  soggettive ( diritti soggettivi o interessi legittimi  che  finiscono  stante la loro natura, per avere una tutela piu’ intensa  con il ricorso alle autorita’’ giurisdizionali ordinarie. Anche precedentemente all’ entrata in vigore della  legge280/2003 la questione complessa e di gran rilevanza  consisteva  nel verificare quali fattispecie fossero da ricondurre nell’ alveo dell’ ordinamento sportivo  con tutte le conseguenze che ne derivavano e quali fossero invece rilevanti  solo per la giurisdizione statuale.

Il problema si poneva in particolare, in dottrina giurisprudenza,  per le decisioni su sanzioni disciplinari.

E’ evidente come rilevava  qualche autore, che  la sanzione  disciplinare sportiva  di rado  finisce per coinvolgere posizioni di  status  soggettivi.

Nelle vicende riguardanti a sanzioni disciplinari, dottrina giurisprudenza ha tentato d’individuare i possibili parametri oggettivi di valutazione di volta in volta riconosciuti all’entità della sanzione alla sua durata e agli effetti prodotti sulla sfera giuridica, soggettiva del destinatario.

E’stata attribuita , ad esempio, alla cognizione del giudice  amministrativo,  la decisione avente ad oggetto  l’imposizione della  sanzione disciplinare avente ad oggetto la sospensione  da ogni attività ippica per un periodo  di sei mesi, giacche’ impedendo l’esercizio  di un’attivita’ economica  imprenditoriale, non esaurisce  la sua incidenza nell’ ambito meramente sportivo, ma impinge nell’ ordinamento statuale ( cfr sul punto  Tar Emilia Romagna nr 178/1998).

Nella  pronuncia 958 /2003  il Tar Sicilia Catania  attribuiva al giudice amministrativo  la giurisdizione  sulla squalifica per un giorno di un calciatore .

Appariva difficile e appare  ancora oggi, nonostante l’intervento legislativo del 2003 definire soprattutto in materia  disciplinare  le situazioni  di  cognizione dei giudici statuali e quelle   delle  giurisdizioni sportive  essendoci  dei casi in cui  c’è un intreccio  a mo’  di nodo gordiano tra gli atti rilevanza meramente sportiva e  quelli  che  rifluiscono nell’ ordinamento generale dello Stato.

Secondo un’interpretazione  finora prevalente  offerta dal Tar Lazio (competente in via funzionale e inderogabile  ex art 3 comma 2 dl 220/2003 convertito in legge 280/2003 , in  applicazione  del principio d’autonomia dell’ ordinamento sportivo da quello statuale, la giurisdizione è del giudice amministrativo  “ogni qualvolta  la sanzione non esaurisca i suoi  effetti  all’ interno dell’ ordinamento  sportivo”( cosi’ Tar Lazio  sez III 12 aprile 2007 n 1664).

In applicazione  di tale assunto si riteneva che  rientrasse nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo la controversia avente ad oggetto  la sanzione disciplinare  della squalifica del campo di calcio , inflitta  a una societa’ calcistica, (nell’ ispecie il Catania Calcio s.p.a.) con l’obbligo  di giocare in campo neutro e a porte chiuse  le gare casalinghe , tenendo conto che  tale provvedimento rileva  anche al di fuori dell’ ambito sportivo, parimenti per la sanzione disciplinare della penalizzazione in classifica ( Tar Sicilia Catania sez IV19 aprile2007 nr. 649).

Il CGA 8 novembre 2007 nr 1048 precisava invece , andando di contrario avviso alla  pronunzia  summenzionata  che  sulle sanzioni disciplinari  vi è difetto assoluto di giurisdizione del ga e del go  in quanto tali  situazioni sono riservate dal legislatore  alla giustizia  sportiva.

Il  corollario  e’ che nessuna violazione  di norme sportive potra’ considerarsi  rilevante per l’ordinamento statuale , e che nessun rilevo va attribuito , ai fini della giurisdizione  , alle conseguenze ultronee  che possano indirettamente rilevare  anche se

patrimonialmente rilevanti- Secondo tale pronunzia  il legislatore ha optato per una soluzione netta , nell’ ovvia consapevolezza  che l’applicazione d’una norma  regolamentare sportiva  ovvero l’irrogazione d’una sanzione sportiva hanno normalmente grosso rilievo patrimoniale indiretto;  e tale scelta l’interprete e’ tenuto a dover applicare senza  poter sovrapporre la propria discrezionalita’ a quella  legislativa esercitata  dal Parlamento.

Non appare  cotituzionalmente incompatibile, secondo i giudici  siciliani, la scelta del legislatore  ordinario, di stabilire che, quando un imprenditore decida d’operare  nel settore dello sport, resti interamente ed esclusivamente  sottoposto  alla  disciplina interna dell’ ordinamento sportivo.

Di  particolare rilevanza risulta  la recente pronuncia del Tar Lazio 2472/2008 intervenuta sul ricorso promosso  dal sig Moggi  avverso la decisione della Commissione D’ Appello Federale ,  dell’inibizione  per cinque anni  dai ranghi federali,  con proposta  al Presidente Federale  di preclusione  alla permanenza in qualunque rango  categoria della FIGC  e l’ammenda di € 50.000    per illecito sportivo  commesso nel periodo  in cui era direttore generale  della F.C Juventus  s.p.a.

Il tribunale  capitolino ha dovuto  pronunciarsi sull’ eccezione di difetto di giurisdizione  sollevata sull’ assunto che oggetto del gravame  e’ una sanzione disciplinare  sportiva, destinata ad esaurire i propri effetti  nell’ ambito dell’ ordinamento settoriale, con conseguente irrilevanza  per l’ordinamento  statale alla stregua  di quanto  disposto dall’ art 2 comma 1 lettera b  Dl 19 agosto 2003 nr 220  convertito con modificazioni nella legge 280/2003.

Andando  di contrario avviso  rispetto a CGA 8 novembre 2007 nr 1048    il Collegio romano sostiene che” autonomia  sta a significare inibizione per un ordinamento  giuridico d’interferire  con le proprie regole  ei propri strumenti attuativi  in un ambito normativamente riservato ad altro ordinamento  coesistente ( nella specie quello sportivo)  ma a condizione  che  gli atti   e le pronunce   in detto ambito intervenuti, esauriscano in esso i propri effetti”. Il  che non e’  quando , come nel caso di specie,  la materia del contendere  e’ costituita da valutazioni apprezzamenti personali , che  a prescindere dalla qualifica rivestita dal soggetto  e dal settore in egli ha svolto la sua attivita’, investono  con immediatezza diritti fondamentali  dello stesso in quanto uomo cittadino , con conseguenze  lesive della sua onorabilita’ e riflessi  nell’ ordinamento sociale.

Di particolare interesse  una recentissima pronuncia  amministrativa (CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - SENTENZA 24 gennaio 2012, n.302) che  ha statuito che

. “Il d.l. n. 220 del 2003 prevede tre forme di tutela: una prima forma, limitata ai rapporti di carattere patrimoniale tra le società sportive, le associazioni sportive, gli atleti (e i tesserati), demandata alla cognizione del giudice ordinario; una seconda, relativa ad alcune delle questioni aventi ad oggetto le materie di cui all’art. 2, non apprestata da organi dello Stato, ma da organismi interni all’ordinamento stesso in cui le norme in questione sono state poste, secondo uno schema proprio della cosiddetta “giustizia associativa”; una terza, tendenzialmente residuale e devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, relativa a tutto ciò che per un verso non concerne i rapporti patrimoniali fra le società, le associazioni sportive, gli atleti (e i tesserati) – demandati al giudice ordinario – , per altro verso non rientra tra le materie che, ai sensi dell’art. 2, d.l. n. 220 del 2003, sono riservate all’esclusiva cognizione degli organi della giustizia sportiva. In relazione alla sottoponibilità a procedimento disciplinare di un tecnico che non fa più parte dell’ordinamento sportivo perché già dimessosi, i momenti ai quali occorre fare riferimento sono quello in cui il fatto contestato all’interessato si è verificato e quello in cui vi è la relativa contestazione con l’inizio del procedimento disciplinare (momenti, nel caso in esame, precedenti alle dimissioni), poiché l’esercizio del potere sanzionatorio trova i suoi presupposti su tali circostanze (non potendosi comunque ammettere che le dimissioni siano rassegnate al fine precipuo di impedire o interrompere il procedimento disciplinare”

articolo tratto dalla Rivista Diritto e processo di Luca D'Apollo  29/02/2012

Stampa questo Post Stampa questo Post
Commenti (0) Trackback (0)

Ancora nessun commento.


Leave a comment

Ancora nessun trackback.