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sequestro preventivo

IL SEQUESTRO PREVENTIVO NELLA STAMPA PERIODICA A cura dell’Avvocato Stabilito Giulio La Barbiera                                                                                    (iscritto presso la Sezione degli Avvocati Stabiliti del Consiglio                                                       dell’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere).                                                                                                                                           --------------------------------------------------------------------------------------------                                                                                                         I presupposti della diffamazione a mezzo stampa in dottrina ed in giurisprudenza con particolare riguardo alla configurazione del dolo nell’attività espletata dal giornalista e dal direttore della testata giornalistica.                                                                                                                             Applicabilità della misura cautelare reale del sequestro preventivo al quotidiano on-line.

Il reato di diffamazione è disciplinato all’articolo 595 c.p., ma la sua portata applicativa è notevolmente arricchita dagli apporti dottrinali e giurisprudenziali che si sono formati e che continuamente vengono "coniati" dalla Corte di Cassazione e dai Tribunali di merito.

Va, tuttavia, evidenziato che la presente trattazione s’incentrerà sull’applicabilità,                      sul versante processuale, della misura cautelare reale del sequestro preventivo.

Muovendo da tali presupposti, va sottolineato che il bene giuridico tutelato dalla previsione normative relativa al reato suindicato, è, senza dubbio, la reputazione, quale nozione intesa come onore in senso soggettivo,  ossia come  la considerazione in cui l’individuo è tenuto dal pubblico  (in tal senso in dottrina:Antolisei e Padovani) che può essere lesa dal soggetto attivo, anche in via omissiva, come rilevato in giurisprudenza (ad esempio: in tema di diffamazione a mezzo stampa, laddove il carattere diffamatorio della condotta deriva dall’omessa pubblicazione di parti di notizia, e quindi da una comunicazione parziale o monca idonea a ledere l’onore (Cass. Vº. 15-11-2002),             a nulla rilevando, ai fini della commissione di tale reato da parte del soggetto agente, l’"assenza" della persona offesa, poichè  tale requisite, secondo la dottrina, non va necessariamente inteso con riferimento alla lontananza fisica, ma quale materiale                                                                     impossibilità di percezione dell’offesa da parte del soggetto leso.

Ne deriva, dunque, a parere dagli Ermellini, che: "per la configurabilità del delitto di diffamazione, è sufficiente il dolo generico, cioè la volontà dell’agente di adoperare espressioni offensive, con la consapevolezza del discredito che da tale condotta possa derivare per l’altrui reputazione", non essendo necessaria, nel caso di connotazione diffamatoria intrinseca delle frasi utilizzate dall’autore per dare maggiore efficacia al suo detto "alcuna particolare indagine sull’elemento psicologico stesso" (Cass.pen.,sez. Vº, 12 dicembre 2007, n.º 16299 conforme:Cass.pen., sez.Vº, 24-11-2014, n.º 48712 in materia di dolo generico anche in forma di dolo eventuale).

Tale principio formulato in giurisprudenza impone di soffermarsi sui limiti del diritto di critica e di cronaca con riferimento all’esercizio dell’attività di informazione, nonchè di analizzare la responsabilità del giornalista e del direttore del giornale.

Ciò detto e scendendo nel dettaglio, va, innanzitutto, premesso che l’attività di informazione è scriminata quando: 1) sussiste  l’interesse pubblico alla notizia,  derivante dalla rilevanza soggettiva oppure oggettiva della stessa; 2) sussiste la continenza delle forme;                         3) sussiste la verità.

In altri termini: "in tema di diffamazione a mezzo stampa, condizioni indispensabili per il corretto esercizio del diritto di cronaca sono: a) la verità del fatto attribuito e assunto a presupposto delle espressioni di critica, in quanto,fermo restando che la realtà può essere percepita in modo differente e che due narrazioni dello stesso fatto possono perciò stesso rilevare  divergenze anche marcate – non può essere consentito attribuire a un soggetto specifici comportamenti dallo stesso non tenuti o espressioni mai pronunciate, per poi esporlo a critica come se quei fatti o quelle espressioni fossero effettivamente a lui riferibili; mentre qualora il fatto risulta obiettivamente falso, la possibilità di applicare la scriminante sotto il profilo putativo ai sensi dell’art. 59 c.p.,   presuppone che il giornalista abbia assolto all’onere di controllare accuratamente la notizia risalendo alla fonte originaria e che l’errore circa la verità del fatto non costituisca espressione di negligenza, imperizia, o, comunque, di colpa non scusabile, come nel caso in cui il fatto non sia sottoposto alle opportune verifiche e ai diversi controlli; b) l’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti; c) la continenza, che deve ritenersi superata quando le espressioni adottate risultino pretestuosamente denigratorie, sovrabbondanti rispetto al fine della cronaca del fatto e della sua critica; la verifica circa l’adeguatezza del linguaggio alle esigenze del diritto del giornalista alla cronaca e alla critica impone l’accertamento della verità del fatto riportato e la proporzionalità dei termini adoperati in rapporto all’esigenza di evidenziar la gravità dell’accaduto, quando questi presenti oggettivi profili di interesse pubblico, con la precisazione che, pur essendo consentita una polemica anche intensa sui temi di rilievo sociale e politico, esula  comunque dalla critica il gratuito attacco morale alla persona".

Ciò implica a carico del giornalista, anche ai fini della eventuale sussistenza della scriminante putativa dell’esercizio del diritto di cronaca, "l’obbligo di esaminare, controllare e verificare quanto oggetto della sua narrative, al fine di vincere ogni dubbio sulla verità della notizia, che va riportata in modo completo, in quanto l’intreccio del dovere del giornalista di informare e del diritto del cittadino di essere informato merita rilevanza e tutela costituzionale se ha come base e come finalità la verità e la sua diffusione" (Cass.pen.,sez. Vº, 15-4-2015, n. 15639 – sentenze simili (con riferimento ai vari profili evidenziati): Cass.pen., Sez. IIIº, 7 .1.2009, n. 25; Cass.pen.,Sez. Vº, 24 settembre 2009 , n. 37422; Cass.pen., Sez. Vº, 16 Ottobre 2009, n. 40408; Cass.pen., Sez. Vº, 24 marzo 2010, n. 37220; Cass.pen., Sez. Iº, 5 Dicembre 2005, n. 44395; Cass.civ., Sez IIIº,                       16 maggio 2007, n. 11259; Cass.pen., Sez. Vº  , 23 gennaio 2008, n. 3597; Cass.pen., Sez. Vº, 17 febbraio 2009, n. 6740; Cass.civ., Sez. IIIº, 20 maggio 2009,  n. 11699; Cass.pen, Sez. Vº, 14 gennaio 2010, n. 6410; Cass.pen.,Sez. Vº, 14 gennaio 2010, n. 11897; Cass.civ.,Sez. IIIº,                                                                                                3 marzo 2010, n. 5081; Cass.pen., Sez. Vº, 9 ottobre 2012, n. 39980).

Per quanto  riguarda, invece, la responsabilità del direttore della testate giornalistica, anche quest’ultima è precisamente delineate, nel suo configurarsi, dalla giurisprudenza.

In proposito sostengono I Giudici della Suprema Corte di Cassazione che: "in caso di pubblicazione di articolo diffamatorio il direttore di un giornale può essere chiamato a rispondere, a titolo di concorso nel reato di diffamazione  a mezzo stampa, ove un complesso di circostanze esteriorizzate  nel testo risulti indicativo del meditato consenso e della consapevole adesione del direttore medesimo al contenuto dello scritto, la cui conformità alla normative civile e penale                                  è chiamato a controllare" (Cass.pen., sez. Vº, 23 Ottobre 2012, n. 41249).

Occorre, tuttavia, precisare, per fini di completezza che "pure essendo indiscutibilmente omessa la configurabilità dei reati di ingiuria e diffamazione a mezzo Internet" (Cass.pen., Sez. Vº, ud. 16-11-2012. n. 44980) ; Cass.pen., Sez. Vº,25 Luglio 2006, n. 25875; Cass.pen., Sez. Vº, 25 Luglio 2008, n. 31392), va riconosciuta, come evidenziato dai Giudici de Supremo Consesso                                            "l’assoluta eterogeneità della telematica rispetto agli altri media sinora conosciuti" ( anche "rispetto alla stampa" ) dato che "differenti sono le modalità tecniche di trasmissione del messaggio a seconda del metodo utilizzato:consegna material dello stampato e sua lettura da parte del destinatario,in un caso(stampa), irradiazione nell’etere e percezione da parte di chi si sintonizza, nell’altro (radio e TV), infine, trasmissione telematica tramite un ISP (Internet server provider) con un utilizzo di rete telefonica nel caso di Internet" (Cass.pen., Sez. Vº. 1.10.2010, n. 35511).

Va, infine, sottolineato che, nel caso di diffusione di notizie a mezzo Internet, il giudice deve accertare, onde valutare il corretto esercizio del diritto di cronaca e di critica,                                  "il rispetto dei parametri  elaborati in material dalla giurisprudenza, vale a dire se l’argomento sia di rilevanza sociale, se sia stata fornita una informazione rispondente alla verità obiettiva e                                    siano state usate espressioni corrette" (Cass.pen., Sez. Vº, 25 Luglio 2008, n. 31392).                                                                             Il sequestro preventivo della testata giornalistica contenente articoli a contenuto diffamatorio. Muovendo dai profili dottrinali e giurisprudenziali sin qui indicati, occorre,                                               a questo punto, soffermarsi sull’applicabilità della misura cautelare reale denominata "sequestro preventivo" in relazione alla testate giornalistica contenente articoli a contenuto diffamatorio.

In merito occorre, innanzitutto, precisare che:"oggetto del sequestro preventivo (art 321 c.p.p.) può essere qualsiasi bene – a chiunque appartenente e, quindi, anche indirettamente collegato al reato e, ove lasciato in libera disponibilità, idoneo a costituire pericolo di aggravamento di protrazione delle conseguenze del reato ovvero di agevolazione di ulteriori fatti penalmente rilevanti" (Cass.pen.,Sez. Vº, 9 novembre 2006, n. 37033 (c.c. 16 giugno 2006), Silletti [RV 235283] ), dato che: "in tema di misure cautelari reali, la giustificazione della misura deriva dalla dalla pericolosità sociale della cosa e non dalla colpevolezza di colui che ne abbia la disponibilità, così che il sequestro preventive, di cui all’art. 321 c.p.p., pure se condizionato alla sussistenza di una ipotesi di reato, prescinde dalla individuazione del suo autore e dall’indagine sulla                   colpevolezza di questi" (Cass.pen., sez. IIIº, 20 marzo 2002, n. 11290                                                                                  (c.c. 13 febbraio 2002) P.M. in proc. Di Falco M.[RV221268] ).                                                                                                                                                        In altri termini, " il sequestro preventive di cui all’art. 321 c.p.p. assolve non solo alla funzione di bloccare I reati in itinere, stroncandone la condotta, ma anche quello di evitare che coloro i quali abbiano violato la legge penale possano continuare a trarre vantaggi dall’illecito posto in essere come si verifica allorquando quest’ultimo, ancorchè consumato con l’esaurimento della condotta tipica ,continui a produrre conseguenze dannose ed antisociali" (Cass.pen., sez.IIº, 2 Luglio 2001, n. 26785 (c.c. 12 giugno 2001)                                                       D’amora in  Arch. Nuova proc .pen 2001, 525).

I Giudici della Suprema Corte hanno, tuttavia, stabilito una serie di cautele "pro reo",                        onde garantire l’attuazione nei confronti dello stesso del diritto di difesa, quale garanzia sancita all’articolo 24 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Nello specifico, essi sostengono che: "in tema di sequestro preventivo, il decreto deve contenere l’indicazione del reato per il quale si procede, per consentire all’interessato ed al giudice degli eventuali gradi di giurisdizione, la verifica della correttezza e della legittimità del provvedimento", poichè "la mancata specificazione determina una nullità cosiddetta a regime intermedio, concernendo l’assistenza dell’indagato" (Cass.pen.,sez. IIIº, 19 Luglio 1993, n. 1511                               (c.c. 2 Luglio 1993, Mancini).

Venendo ad impiantare tali profili processuali nell’ambito del reato di diffamazione commesso a mezzo stampa con riferimento all’attività di informazione diffusa via Internet, va osservato che su tale aspetto si è espressa la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con sentenza 17 Luglio 2015, n. 31022, sancendo il principio secondo cui:" In tema di sequestro di giornali e di altre pubblicazioni , la testate giornalistica telematica, funzionalmente assimilabile a quella tradizionale in formato cartaceo ,rientra nella nozione di stampa di cui all’art. 1 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 e pertanto, non può essere oggetto di sequestro preventivo in caso di reato di diffamazione a mezzo stampa, in quanto si tratta di prodotto editoriale  sottoposto alla normative di rango costituzionale e di livello ordinario che disciplina l’attività di informazione professionale diretta al pubblico".

Ciò implica, come espresso dagli stessi Giudici della Corte di Cassazione nella medesima sentenza, che: "pur essendo ammissibile l’ordine dell’Autorità Giudiziaria rivolto all’Internet Service Provider di rendere inaccessibile un intero sito o una singola pagina web, non può essere sottoposta a sequestro preventivo una testate giornalistica telematica, al pari di quella cartacea, in caso di commissione del reato di diffamazione a mezzo stampa", visto e considerate che "il giornale on line, al pari di quello cartaceo, non può essere oggetto di sequestro preventivo, eccettuati i casi tassativamente previsti dalla legge, tra i quaili non è compreso il reato di diffamazione a mezzo stampa".                                                                                                                                                Manuali consultati per la redazione dell’articolo. .Strumenti per lo Studio del Diritto – Per l’Università – I concorsi e la Formazione – Raffaele Greco – Andrea Nocera – Sergio Zeuli – Codice Penale Illustrato con .Dottrina .Giurisprudenza .Schemi .Mappe e tabelle – Aggiornato con la legge Anticorruzione (L. 6/11/12, n. 190) – 2013 - 7º Edizione – CELT – Casa Editrice La Tribuna;                                                                                                                                  .Casi e soluzioni schematiche di diritto penale – Luigi Viola – 73 Tracce – 73 Soluzioni – Con le massime giurisprudenziali – Esame Avvocato 2015 – La Tribuna (casi consultati: 39 (Diffamazione e Verità) e 44 ( Diffamazione Online);                                                                                                     .Luigi Tramontano – Codici Civile e Penale  - Annotati con la giurisprudenza – Per l’esame di avvocato 2013 – Cedam;                                                                                                                            .Luigi Tramontano – Codice Civile e Penale – Annotati con la giurisprudenza – Per l’esame di avvocato 2015  -Ultimissimo Aggiornamento – Walters Kluwer – CEDAM – 2015;                                                                                                                          .I codici commentate con la giurisprudenza 2012 – Ammesso alla prova scritta per l’esame di avvocato – Piermaria Corso – Codice di Procedura Penale e Processo Penale Minorile – Aggiornato con le ultime novità normative e giurisprudenziali –Tentaduesina Edizione – Penale Procedura Penale Commentati – Celt – Casa Editrice La Tribuna.

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